Benedetto Croce (1866-1952) ha segnato il mondo intellettuale della prima parte del XX secolo.
Se ci riferiamo all’impostazione del suo pensiero, profondamente etico, la sua figura è infatti di rilievo internazionale.
L’eticità di Croce si riferisce ad un impegno serio e continuo nella formulazione del pensiero.
In Etica e politica, la cui prima edizione è del 1931, Croce raccolse quattro suoi lavori già apparsi a stampa: Frammenti di etica (1922), Elementi di politica (1925), Aspetti morali della vita politica (1928) e Contributo alla critica di me stesso, pubblicato in edizione privata nel 1918.
Croce non rinnegava in nulla la sua concezione, profondamente laica e moderna, della politica come attività legata alla vita economica dello Spirito, ossia al perseguimento di fini e di interessi particolari; ma ne accentuava il rapporto con l’etica, concepita come risolutiva ispiratrice di una tensione che sottrae la politica al rischio di esaurirsi in se stessa, di rimanere chiusa in una sfera autonoma e isolata.
Perciò Croce avversava l’ottuso moralismo come lo spregiudicato machiavellismo.
In questa prospettiva egli esaminava i grandi temi dell’esperienza morale (giustizia, religione, buona fede, virtù, ecc.) e della vita politica (il ruolo dei partiti e dello Stato, il liberalismo, il rapporto fra Stato e Chiesa, lo Stato etico, ecc.).
Per queste ragioni, al di là del suo valore di documento, Etica e politica resta un’opera che getta una luce di impressionante chiarezza su questioni dove la confusione da sempre tende a regnare.
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